Abbiamo un sogno…

Camminare con il Sermig per noi significa fare nostra la mentalità che lo anima, ma soprattutto entrare nella sua storia e condividerne insieme i sogni futuri. 
Per questo motivo ci siamo sentiti da sempre spinti non solo a conoscere meglio, ma a vivere in prima persona tutto quello che ci viene proposto, spesso nato da un sogno di Ernesto alimentato e concretizzato dalla costante e paziente preghiera. 
Da qualche tempo coltiviamo un nostro sogno concreto. Dallo stupore e dall’entusiasmo dei primi momenti vissuti anni fa in Arsenale a Torino, si è accesa in noi una scintilla che ci ha spinto a vedere un po’ più in là del nostro naso: abbiamo capito che è importante aver la forza di sognare e di non sentirci mai arrivati, come Ernesto ci insegna da sempre. 
Adesso anche noi, come Ernesto più di cinquant’anni fa, non abbiamo una lira…abbiamo un sogno. Un sogno che è parte di un sogno più grande, che il Sermig ha realizzato dieci anni fa: così noi oggi sogniamo di vivere, in una decina di giorni durante quest’estate, il Sermig all’Arsenale dell’Incontro a Madaba, in Giordania.

La gioia di sentirci parte di questa storia e di tutti i sogni nati dal Sermig ci mette in gioco e al servizio degli altri per sentire ancora più nostro questo viaggio, questo incontro: ma il nostro metterci in gioco non si limita solo al desiderio ed allo stupore di conoscere una cultura differente, vedere i luoghi della Bibbia e vivere il Sermig in un posto diverso dall’Arsenale della Pace. Abbiamo deciso di partire “…con il desiderio di aiutare, pur con la nostra pochezza, i nuovi amici, con la disponibilità ad essere da loro aiutati, vivendo sempre rapporti di sincerità” come dice la Regola. 
Andiamo in Giordania perché crediamo che l’incontro fra culture diverse ci possa arricchire, perché sappiamo che stiamo andando nella stessa direzione; andiamo perché vediamo in questa esperienza la possibilità di ripartire. Come ci ricorda l’inno del Mondiale dei Giovani della Pace di Padova, vogliamo “ricominciare da qui”. Sentiamo infatti che la preparazione al Mondiale e all’esperienza che faremo all’Arsenale dell’Incontro fanno parte dello stesso cammino. 
Vogliamo ricominciare da qui, verso una meta che apparentemente potrebbe essere il luogo più lontano e diverso dal posto dove siamo. Per noi ricominciare significa aprirci all’altro, vedere un’opportunità nella diversità, partire come giovani “poveri ma indomabili, con la compassione nel cuore”. Ricominciamo da qui, perché l’odio non ci fermerà: lo stiamo imparando proprio dalla nostra meta, da quella terra che iniziamo a conoscere meglio e che sentiamo sempre più vicina. È una terra piena di pericoli e circondata da guerre, odio, povertà: questo il primo pensiero della gente -i nostri genitori in primis – quando nominiamo la Giordania. Noi però sogniamo una terra piena di speranza, ricca di incontri tra religioni e culture differenti, una terra che nonostante il buio attorno vuole essere luce.
Vogliamo vivere l’Arsenale dell’Incontro con lo stupore e la nostalgia di sentirlo casa nostra, come l’Arsenale della Pace. Vogliamo imparare da questa esperienza che davvero è possibile cambiare, nonostante questo implichi fatica e costanza; vogliamo imparare ad aprirci sempre più al diverso, anche se implica un cambiamento da parte nostra per andargli incontro; vogliamo imparare a vedere un’opportunità nell’incontro e a non sentirci mai arrivati, sempre pronti a ricominciare dal posto in cui siamo. 
Questo sogno, con tutto il lavoro che comporta nel prepararci, ci mette in gioco nei confronti degli altri, ancora una volta, e ci dà la possibilità di essere credibili e trasparenti con tutte le persone che incontriamo e con le quali condividiamo questo sogno. Lo viviamo insieme a chi ci ha dato fiducia e ci ha regalato la forza e la voglia di non smettere mai di sognare o di pensare che un sogno sia troppo grande per noi. E così ci rendiamo conto di quanto sia bello condividere con gli altri i propri sogni. Soprattutto con Ernesto, che sa quanto sia importante sognare e per questo per primo scommette su di noi, permettendoci di andare in Giordania come risorsa: quando vendiamo un suo libro, metà del ricavato rimane per chi bussa alla porta dell’Arsenale, mentre l’altra metà viene investita su di noi, per il nostro viaggio all’Arsenale dell’Incontro, dove potremo essere un aiuto concreto. Soprattutto con i nostri don, don Augusto e don Lorenzo, che quando abbiamo raccontato loro il nostro sogno, sono stati contenti e, subito, ci hanno mostrato il loro sostegno. Soprattutto con il nostro Vescovo, che è rimasto entusiasta, ci ha appoggiati concretamente nelle attività che facciamo e condivide con noi questo sogno. Infine con e grazie a tutti i giovani e le persone che ci sostengono comprando i libri di Ernesto e aiutandoci in tanti altri modi a realizzare il nostro sogno.
In questo cammino ci rendiamo conto dell’importanza di essere umili nel chiedere aiuto, di cercare di sopraffare l’indifferenza che assopisce la gente con la semplicità di un sogno che è aiuto per gli altri e per noi. Ci accorgiamo che con questo sogno vogliamo essere esempio di speranza per tutti i giovani che incontriamo e fare nostre le parole che Ernesto ha scritto nella Lettera ai Giovani, così che “tutto il mondo possa diventare nuovo, uno spazio dove nessuno si senta straniero, dove la diversità sia davvero ricchezza, dove la paura non faccia più il nido in voi, ma venga snidata da una mano amica e si trasformi in energia di vita.”

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