Arsenale dell’armonia, dove i sogni sono più veloci della realtà

Ci sono alcune giornate in cui ti dimentichi che cosa sia la stanchezza, in cui ogni momento, ogni persona, ogni gesto con cui ti esprimi sono accompagnati in modo del tutto naturale dallo stupore e dalla gratuità.
Una di queste giornate è stata per noi il 7 novembre 2017: siamo andati e tornati da Torino in giornata perché in questo giorno è stato inaugurato l’Arsenale dell’Armonia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Eravamo stati avvisati di questo incontro solo poche settimane prima ma, nonostante mancasse poco alla data, abbiamo detto subito di sì: volevamo accompagnare il Sermig e tutta la fraternità in questo passo perché sapevamo quanto questo incontro fosse importante nella loro e nostra storia. Abbiamo condiviso il viaggio in macchina verso Torino con gli amici del Sermig di Padova: è stato bellissimo ri-incontrarsi con loro, condividere l’emozione di incontrare il Presidente, gioire del traguardo/partenza raggiunto dal Sermig e pregare insieme per questo incontro.
Siamo arrivati all’Eremo un paio di ore prima dell’arrivo del Presidente. Il clima era sereno e rilassato ed è proprio questo che inizialmente ci ha stupito: di fronte ad un avvenimento così importante, così sentito anche dai media e dai giornali, sarebbe molto più semplice agitarsi, preoccuparsi, innervosirsi. Il 7 novembre è stata la dimostrazione che la preghiera fa la sua parte, la sua grande parte e che il bene va fatto bene non solo nella pratica, ma anche emotivamente e nello spirito. 
Il Sermig ci ha insegnato che per incontrare il Presidente della Repubblica bisogna pensare che si stia incontrando un operaio, o un avvocato, o il Papa: questo non per screditare il ruolo delle persone, ma per incontrare il cuore di chi ho davanti e non il vestito elegante, i sogni e non lo stipendio, l’animo e non il potere. Con questo spirito ci siamo preparati all’incontro e fin da subito ci siamo messi a servizio della fraternità: abbiamo accolto le persone che arrivavano e le abbiamo accompagnate al posto assegnato loro, abbiamo sistemato i locali e chiacchierato con gli ospiti. In questo modo siamo potuti essere partecipi di questa giornata e siamo stati una mano, un sorriso, una parola scambiata per chi arrivava.
Nella prima parte dell’incontro Ernesto ha presentato la storia dell’Eremo e di come è arrivato nelle loro mani: una storia di grazia, di provvidenza e gratitudine che merita di essere conosciuta. Ha raccontato i sogni che in quella casa cercano di essere realizzati e che in parte sono già stati realizzati: oggi l’Arsenale dell’Armonia accoglie bambini malati da paesi extraeuropei, i quali vengono a Torino per ricevere cure che nel loro paese non hanno. 
Al Sermig trovano l’amore e l’affetto di cui ogni persona, in malattia e in salute, ha bisogno e la testimonianza di Giuguldu dal Kirghizistan ha emozionato i presenti: “prima di arrivare qui, non sapevo cosa volesse dire ti voglio bene. Ora lo so, l’ho sentito ripetere tante volte. (…) Ho un sogno: vorrei fare un Sermig nel mio paese, in montagna, dove ospitare tanti giovani che si perdono nella droga e nell’alcool. Vorrei aiutarli e farli vedere le cose belle della vita.” 
Per loro e per altri ragazzi di Torino diversamente abili sono stati allestiti dei laboratori in cui potranno scoprire l’arte di fare dolci, la bellezza di curare e lavorare i frutti della terra e la soddisfazione di sfornare il pane fatto con le proprie mani. Questa realtà infatti vuole essere la prova concreta di quanto ognuno di noi, in qualsiasi situazione si trovi, ha la possibilità di ricevere e, soprattutto, di dare: a volte possiamo sentirci le persone più inutili del mondo, ma davanti ai Suoi occhi e con uno sguardo aperto possiamo accorgerci di quanto bene ancora possiamo fare. 
Elisabetta, una giovane della Fraternità del Sermig che da un anno vive all’Arsenale dell’Armonia, ha detto: “il nostro sogno è quello che i tanti amici, i tanti volontari e giovani che arriveranno qui possano sentirsi in un luogo aperto, accogliente, dove ognuno può restituire le proprie capacità e insieme possiamo crescere nel dialogo e nelle relazioni buone. Sappiamo che questa è una sfida […] però la vogliamo affrontare per crescere nella comunità e per cambiare un po’ il mondo che ci circonda. In un tempo in cui tanti si dividono, noi vorremo trovare ciò che ci unisce e lavorare per farlo crescere.”
Successivamente ha parlato il Presidente Sergio Mattarella e si è complimentato con il Sermig per la bontà che diffonde e che diventa pratica quotidiana per le persone che incontra. Ha aggiunto che “le idee e i sogni al Sermig sono più veloci della realtà”: il sogno della contessa Margherita era che nell’Eremo di Pecetto Torinese sorgesse un’attività per i giovani e oggi c’è, si è realizzata grazie alla costanza e all’aiuto dato da centinaia di migliaia di persone, di giovani e adulti che hanno scelto di aiutare ad aiutare, di aprire il proprio sguardo al bisogno dell’altro, gratuitamente.
L’incontro si è concluso con il brano “L’amore in testa”, scritto da Ernesto e Mauro Tabasso: con questa canzone, Ernesto e la fraternità del Sermig hanno voluto ricordare a tutte le persone presenti come tutto parte sempre dall’Amore che Lui ci ha dato, che non importa il come, il dove, se abbiamo l’Amore in testa. Da qui possiamo tutti iniziare a sognare e fare grandi cose.
Nonostante fossimo partiti molto presto quella mattina, dopo l’incontro eravamo ancora più carichi e pieni di energie, di gioia per quanto avevamo potuto vedere e sentire, di sogni e sorrisi per le parole che erano state dette quel pomeriggio: ci hanno aiutato a riscoprire ancora una volta il nostro valore di essere gruppo all’interno della fraternità e questo ci ha riscaldato dentro. Per qualcuno di noi quest’incontro è stato più profondo e importante perché ha potuto vedere la trasformazione dell’Eremo da rudere a casa di accoglienza; un cammino lungo molti anni, l’idea che quello fosse un po’ il “nostro Arsenale” a cui ridare vita che giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, diventava sempre più vero. In questo Eremo c’è davvero il lavoro, l’impegno, il coraggio di migliaia di giovani che assieme a noi si sono sporcati le mani, hanno faticato, hanno sognato…e oggi quel sogno diventa realtà per tanti altri bambini e ragazzi che hanno bisogno di una casa accogliente che sentano loro.

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