Essere testimoni di speranza

 

Cosa significa essere testimoni? Come essere credibili? Il nostro cammino di gruppo sta diventando sempre più un incontro di persone, idee, situazioni che ci chiedono di essere testimoni; non solo e non più della storia del Sermig e dell’Arsenale, ma di quello che come gruppo cerchiamo di vivere, della spiritualità della Regola, del nostro essere persone in ricerca.
L’Azione Cattolica Diocesana ci ha così proposto di portare un nostro contributo sul tema della povertà durante il suo ritiro presso il Seminario Maggiore di Trento domenica 28 gennaio 2018; tema difficile e articolato che abbiamo voluto declinare con un’attezione particolare ai giovani, citati più volte da Ernesto come “la più grande povertà del mondo d’oggi”. Una provocazione che ci ha interrogato nei nostri incontri, una povertà che rischia di diventare abitudine per un mondo che si concentra sempre più sul giudicare i problemi anziché indagarli per trovarne le soluzioni.
L’incontro si è trasformato da subito in un dialogo in cui con i giovani e adulti dell’Azione Cattolica abbiamo condiviso le situazioni di disagio che i giovani di oggi, catapultati in un mondo tecnologico e velocissimo, vivono spesso a loro insaputa o perlomeno senza avere gli strumenti per capire il proprio ruolo e la propria identità. Non giovani come povertà, ma giovani che vivono una povertà di valori, di responsabilità, di dialogo inespresso con il mondo degli adulti; adulti che a loro volta faticano a dare fiducia ai giovani, sovente con l’idea che siano inadeguati e privi di slancio verso i propri sogni e le le proprie aspirazioni.
Un mondo iperattivo dove però molti si sentono bloccati, soggetti passivi di un tempo che non appartiene loro; ma quindi noi cosa possiamo fare di fronte a questo mondo? Come possiamo essere responsabili di quel cambiamento che capiamo essere necessario ma che fatichiamo a vivere in prima persona? E’ la luce che annulla il buio, la speranza che non si abbandona al negativo, l’IO che diventa NOI con l’ascolto, l’aiuto, la fiducia al prossimo, a maggior ragione verso questi giovani apparentemente abbandonati a sé stessi. E’ il dialogo tra generazioni la chiave condivisa di questo incontro: adulti disposti ad ascoltare, a capire, a responsabilizzare i giovani, giovani tenaci e credibili nelle loro scelte di vita e coerenti con i principi che vogliono vedere nel mondo d’oggi.
E’ un messaggio che forse spiazza, che cambia la prospettiva e punta il dito contro ognuno di noi: tocca a noi, nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano alzare lo sguardo e prenderci cura deigiovani, dare loro fiducia e responsabilità con la giusta dose di severità, non vendendogli un mondo dove vale la legge del “meno peggio” e del “danno minore”, ma vale la legge del “io valgo” e del “io ci sto”.
Ne usciamo tutti rincuorati perchè capiamo che questa mentalità controcorrente non è utopica, ma diventa vera se condivisa in primis da noi presenti a questo incontro; è una luce di bene che può accendere tanti giovani e diffondersi sempre più.
E allora partiamo anche dai più piccoli: l’incontro si sdoppia e diventa anche un percorso con i bambini che questo mondo iniziano ad intuirlo e che da subito vanno accompagnati per maturare gli ideali di pace che tanto vorremmo per loro; una fotografia del mondo di oggi, le sue povertà e debolezze per portarci a casa un piccolo impegno, un’idea di aiuto concreto a qualcuno nella nostra famiglia, nei nostri amici o compagni di scuola.
E’ la prova che possiamo essere testimoni credibili se ci prepariamo nella costanza dei nostri incontri con impegno e ascolto, se coltiviamo idee grandi e le viviamo nella nostra quotidianità, se ci affidiamo alla preghiera, se ognuno di noi sente la fiducia dell’altro.

 

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