Estate in arsenale: dove i puntini si uniscono

Quando arrivi in Arsenale sei un puntino: mi piace pensare a questa metafora. Un puntino anche un po’ sbiadito, che non sa bene di quale disegno faccia parte, che dopo mesi stancanti di scuola ha bisogno di rinvigorire il suo colore.

Arrivi e si comincia subito a pieno ritmo: per chi frequenta l’Arsenale da qualche anno i campi con 500 ragazzi da tutta Italia si trasformano in un’iniezione di fiducia, si ribaltano in una prospettiva di servizio, di coordinamento e di attenzione, per dare alla casa un battito e un respiro regolare anche quando pullula di giovani, con la loro confusione, con la loro vitalità. Vivere i campi “dall’altra parte” mi ha dato modo, quest’estate più che mai, di rinnovare le mie motivazioni, perché, lavorando a stretto contatto con quei ragazzi, catapultati per pochi giorni in una realtà gigantesca, ho provato a far parlare il Sermig e non il mio io, a prestare il mio volto e la mia esperienza perché la storia e lo stile di vita di questa casa arrivassero, più nel concreto, alla loro quotidianità. Così, grazie ai campi, che portano sempre carica ed entusiasmo, i nostri puntini hanno cominciato a prendere un po’ di colore.

Poi è arrivato il weekend e all’Arsenale, svuotato dalle urla, dalle corse, dalla frenesia dei 500, è cominciato il campo di deserto: una proposta aperta ai gruppi e singoli che già camminano con il Sermig, una sfida tutta da sperimentare. Il silenzio è come un mattone: i primi giorni, nelle due ore mattutine ad esso dedicate, ne abbiamo avvertito solo il peso, unito a quel senso di spaesamento che accompagna ogni fatica, ma poi abbiamo capito che con i mattoni si costruisce, che se in quel silenzio lasciavamo posto a Dio e non al nostro io qualcosa dentro di noi accadeva. Così la Bibbia è stata per noi un vera scoperta: c’è chi, incuriosito, ha letto un intero libro, chi ha trovato nei salmi la risposta che cercava, chi si è lasciato stupire da un parabola mai letta … Al di là di ogni aspettativa, abbiamo imparato a sollevare lo sguardo e abbiamo fatto di quel “camminare con Dio”, tema del campo di deserto, che tanto ci spaventava, una promessa da portare a casa: grazie alla Parola e al silenzio, infatti, i nostri puntini hanno aperto gli occhi sul loro disegno, scoprendo nuove dimensioni e nuovi orizzonti.

Sembra paradossale ma il campo immediatamente successivo, con la confusione e la vitalità di altri 500 giovani, è stato in un certo senso la prosecuzione di quel clima: il silenzio, che possiamo portare anche nella nostra quotidianità, non è solo assenza di rumore, ma è un modo di essere e di fare, è ritagliarsi ogni giorno qualche momento in chiesa, è avere un’attenzione in più per chi ci circonda, è prendersi proprie responsabilità con trasparenza e serenità, è essere gruppo. È stato fondamentale vivere quest’esperienza insieme, non solo tra noi del gruppo di Mori, ma soprattutto con i giovani di Bonate, Modena, Genova e Torino: abbiamo età diverse, quotidianità distanti, storie disparate, ma un cammino comune. Condividendo i servizi, mettendo in comune le responsabilità, organizzando momenti tra di noi, ridendo e riflettendo, confrontandoci con la Fraternità, ci siamo accorti che noi siamo la faccia del Sermig al di là del portone dell’Arsenale, e che , quando torniamo nelle nostre realtà, gli ostacoli che incontriamo e sogni che coltiviamo spesso sono gli stessi. Allora abbiamo scoperto che siamo insieme, che vogliamo fare rete.

I puntini si possono unire, proprio come in quel gioco della settimana enigmistica che riescono a fare tutti.

Non vedo l’ora di scoprire che splendido disegno uscirà.
 

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