“Io ci sto…per la Giordania”

Ultima domenica di aprile (quest’anno il 24 del mese) per Mori vuol dire “Festa di primavera”…per noi del gruppo “Amici del Sermig di Mori” quest’anno ha voluto dire qualcos’altro oltre alla fiera di bancarelle, alle giostre, alla borgata che si riempie di tanti volti conosciuti e sconosciuti…ha assunto per noi un altro significato, noi in questa domenica di festa abbiamo voluto dire, ispirandoci ad una canzone del Sermig a noi tanto cara, il nostro “io ci sto!”. 

Io ci sto”perché abbiamo capito che tocca a noi muoverci, essere propositivi, essere aiuto concreto per il prossimo…ma questo “io ci sto” è diventato “noi ci stiamo” perché, uniti con il Gruppo Missionario di Mori, abbiamo ideato, pensato e concretizzato un’iniziativa congiunta (una vendita di torte e biscotti) a sostegno del progetto “Con i rifugiati in Giordania” promosso dal Centro Missionario Diocesano di Trento, che per un anno sostiene l’assistenza sanitaria, finanziaria e sociale dei rifugiati siriani, iracheni, sudanesi e somali presenti in Giordania, nei campi profughi e sul territorio, attraverso l’aiuto al Jesuit Refugee Service Jordan.

Seguendo la canzone abbiamo voluto dire anche “ci metto la faccia”perché in piazza a Mori, dove tutti ci conoscono, ci siamo stati anche con il freddo e il vento e perché chiedere una mano agli altri richiede davvero di metterci in gioco in prima persona con il nostro sorriso e le nostre timidezze; e ancora “ci metto la testa”perché il bene va fatto bene, ringraziando per ogni aiuto che ci è stato donato (chi ha preparato le torte, chi le ha comperate, chi ha lasciato un’offerta) e stupendoci per il tanto bene che abbiamo raccolto (ben 756 euro raccolti); e per finire “ci metto il mio cuore” perché senza passione, senza entusiasmo, senza voglia quel banchetto sarebbe rimasto vuoto, un’occasione sarebbe sfumata, qualcuno avrebbe dovuto rinunciare ad un pasto, ad una cura medica, ad un gioco.

Per noi un impegno che vale molto a sostegno di una terra a noi tanto cara, quella Giordania che accoglie ancora oggi milioni di sfollati e profughi e che è custode dell’Arsenale dell’Incontro, casa che accudisce ogni giorno centinaia di bambini e ragazzi con disabilità.

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