La strada si apre camminando

Continuando a camminare, anche il nostro gruppo prende forma. I piccoli passi fatti da ognuno di noi ci portano a essere una famiglia.

Non abbiamo sbagliato periodo: sappiamo di aver vissuto il campo di Natale e Capodanno rivolto a tutti i gruppi di giovani d’Italia, ma anzichè vivere quest’esperienza come gruppo l’abbiamo vissuta come famiglia che vive a Mori innanzitutto in uno spirito di unità e condivisione, che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande, che ci unisce alla Fraternità del Sermig. Una famiglia di cui ognuno di noi è parte integrante, è accolto e condivide con gli altri le proprie emozioni.

Ed è grazie alla nostra famiglia -in cui non conta quanti siamo o se siamo vicini o lontani- che tutti noi abbiamo vissuto insieme il campo di Natale e di Capodanno, nonostante solo alcuni di noi abbiano avuto la possibilità di vivere entrambe le esperienze in Arsenale.

Il cammino fatto insieme, la famiglia che abbiamo imparato a essere tra noi, l’unione con il Sermig mentre eravamo a casa ci hanno permesso di sentire questo campo come un proseguimento del nostro cammino, come se la nostra casa fosse l’Arsenale.

E se la nostra casa diventa l’Arsenale, la nostra famiglia si allarga fino a diventare la Fraternità, dove il legame si consolida e la fiducia e la responsabilità nei nostri confronti aumenta.

In questi momenti, quando il campo di Natale è ormai una costante che continua anno dopo anno e il rischio di viverlo come un’abitudine è dietro l’angolo, ci viene chiesto di metterci in gioco ancora di più, con più convizione, con più responsabilità ed impegno.

È nell’ordinarietà di questa casa che i piccoli passi fatti da ognuno di noi e la famiglia che abbiamo imparato ad essere ci aiutano a vivere questo campo con lo stesso stupore della prima volta; nelle nuove responsabilità, nell’approfondimento dello Spirito del Sermig e nelle difficoltà che abbiamo trovato ci ricordiamo ancora una volta che non siamo arrivati, che c’è sempre un’opportunità nuova per migliorare, per camminare e crescere insieme; nella fiducia che abbiamo sentito nei nostri confronti e che ci ha chiesto di accogliere qualche imprevisto abbiamo trovato l’occasione per guardarci dentro e chiederci quanto siamo disposti a metterci del nostro per rendere felici gli altri.

Abbiamo potuto vivere anche questo campo con lo stupore negli occhi trovando spunti di riflessione e di crescita nell’ordinarietà del Sermig, nella semplicità che disarma e guida il nostro cuore a imparare qualcosa di nuovo anche da attività vissute e rivissute un centinaio di volte.


Ma abbiamo anche vissuto un campo nuovo, un Capodanno diverso dal solito, non solo per il gruppo ristretto, ma perchè nato da un no imprevisto che, una volta accolto, è diventato una nuova occasione di crescita e di condivisione per la nostra famiglia.

Abbiamo iniziato il 2016 con una messa in Duomo, preceduta da una veglia che con canti, testimonianze e video ci ha ricordato che le paure possono essere traformate in dialogo e che le difficoltà si possono superare, insieme.

Insieme abbiamo inziato il 2016, affrontando i botti dei petardi e dei fuochi d’artficio con una marcia piena di speranza che abbiamo custodito nel silenzio. E ci siamo accorti che per opporci ai botti del mondo che fanno sussultare la nostra quotidianità attraverso le guerre, il terrorismo e la paura dobbiamo diventare cattedrali della luce, del silenzio e del canto.

Abbiamo iniziato il 2016 con la gioia di voler continuare questo cammino insieme al Sermig e a tutte le persone con cui abbiamo fatto nuovi passi; abbiamo inziato questo anno nuovo come persone nuove, sempre più convinti che “i piccoli che si prendono responsabilità possono fare cose grandi”.

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