“Mamma mia”: che emozione!

Com’è possibile che una canzone, ascoltata parecchie volte, faccia commuovere, emozionare e lasciare senza parole?
Com’è possibile che le parole di Ernesto, dettate dall’amicizia che lo lega al Presidente, facciano commuovere, emozionare e lasciare senza parole?

“Mamma mia” è l’emozione che provavo già da alcuni giorni, pensando alla felicità e alla responsabilità di partecipare ad un incontro così grande in rappresentanza del gruppo Sermig di Mori.
“Mamma mia” è la meraviglia nel vedere la grandezza di una città che ha vissuto e mostra il ricordo di grandi imprese, monumenti, opere.

“Mamma mia” non è solo la canzone che Mauro e Marco hanno suonato e cantato giovedì 29 ottobre durante l’incontro con il Presidente della Repubblica, “Mamma mia” è l’urlo delle troppe persone che affogano, dopo essere salite su dei barconi infami, è un atto d’accusa contro chi le ha illuse e fatte scappare e infine è un atto d’accusa anche verso di noi, che non siamo ancora capaci di accogliere.
Ma – come ha sottolineato Ernesto – queste parole sono anche un gesto di speranza: “Stiamo cercando di portare un contributo di pace, siamo convinti che i piccoli che si assumono responsabilità possono fare anche cose grandi”.

Piccoli che si assumono responsabilità… come contribuire alla pace partendo dai nostri limiti, dalle difficoltà che si condividono e si superano insieme al gruppo che siamo; per arrivare a fare anche cose grandi, come partecipare all’incontro con il Presidente, sentendo la responsabilità, ma soprattutto la gioia di essere lì insieme al resto del gruppo rimasto a Mori e in tutti i posti dove si vive il Sermig.

“Mamma mia” è l’incanto nel sentire il Presidente che ripone in noi la sua fiducia, che crede, appoggia e valorizza il nostro percorso, i nostri sogni. Non trovo altre parole in grado di esprimere l’incontro in Quirinale. L’emozione vissuta in quegli istanti viene descritta perfettamente solo da quelle due parole. “Mamma mia”.

“Mamma mia”… che compito importante, che responsabilità. Ma soprattutto che emozione, che gioia poter condividere insieme al Presidente il nostro sogno, il nostro impegno quotidiano per un mondo più bello anche per ogni persona. Possiamo far rivivere “il senso di unità nazionale,di sentirsi parte di una comunità in cui ci si rende conto che la libertà non è piena se non è anche condivisa dagli altri, che non si è pienamente realizzati se non lo sono anche gli altri, tutti gli altri”, come ci ha ricordato il Presidente.

Sembra impossibile che, partendo dalle piccole responsabilità che il Sermig ha iniziato ad assumersi negli anni e da quelle che ci stiamo assumendo noi come Sermig a Mori, si riesca a cambiare il mondo che ci circonda, ad aiutare gli altri a stare meglio.
Sembra impossibile, ma non lo è.

È difficile, certo, ma non siamo gli unici che ci stanno provando e riuscendo. Non siamo solo noi a Mori, a Bonate, a Torino, a Genova, a Modena, a San Paolo, a Madaba che ci impegniamo a fare un “patto contro l’odio”, non siamo solo noi che crediamo che attraverso l’amicizia, l’onestà e il dolore si possa migliorare il mondo.
C’è anche il Presidente che crede in quello che facciamo e dopo un incontro pieno d’emozione, dove ha parlato la pace, anche noi crediamo ancora di più in quello che facciamo, in quello che siamo e che vogliamo essere.

La pace che ci ha parlato  attraverso l’emozione e il silenzio, ha rafforzato il nostro impegno, la nostra intraprendenza che ci permette di “prendere il buono del passato e renderlo presente” e ci ha permesso di tornare a casa, dopo un lungo viaggio in treno, carichi di speranza verso il mondo.

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