Ritornare…

Lo diciamo sempre, quando rimettiamo piede in Arsenale, tradendo un’emozione che mescola entusiasmo e sollievo. Come quando dopo un viaggio apri la porta di casa, molli le valigie sulla soglia e ti annunci alla tua famiglia: “Ciao, siamo tornati!”

L’entusiasmo e il sollievo, quest’estate, lo abbiamo comunicato ancora più intensamente, soprattutto attraverso gli sguardi, tramiti comunicativi a pieno titolo, in tempi in cui sorrisi ed espressioni facciali sono coperti dalla mascherina. Siamo tornati per una settimana di servizio e condivisione, dopo inaspettati mesi di lock down, che hanno stravolto progetti e quotidianità, insegnandoci più che mai a vivere l’attimo presente e ad accogliere l’imprevisto. Chi l’avrebbe mai detto che a febbraio, quando già eravamo in Arsenale per il campo giovani di Carnevale, l’incedere di un virus insospettabile ci avrebbe costretto alla ritirata? Chi l’avrebbe mai detto che tutto avrebbe chiuso, ma che l’Arsenale sarebbe rimasto aperto, baluardo coraggioso ma non incosciente, per non abbandonare i poveri? Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stata un’estate senza quei campi con centinaia di ragazzi? E chi l’avrebbe mai detto che il Sermig si sarebbe dovuto reinventare una nuova proposta per ripopolare di giovani i vicoli dell’Arsenale, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza?  

Numeri ridotti eravamo una trentina- e “vita di Arsenale”. Queste le parole chiave per descrivere la settimana che abbiamo vissuto, in un clima di condivisione e di vicinanza – in senso lato e non fisico del termine- insieme ad amici di altre città. Ci siamo sporcati- e poi disinfettati- le mani seguendo la Fraternità nei servizi e negli imprevisti, dentro e fuori l’Arsenale, nel fare bene il bene: caricare un tir di aiuti umanitari a Cumiana, aiutare nei compiti i bambini dell’Estate Ragazzi, smistare vestiti, estirpare erbacce all’Eremo di Pecetto o un campetto sintetico in via Carmagnola…

Ci siamo misurati con la Parola, riscoprendo quante chiavi possa darci per affrontare la quotidianità. Ci siamo confrontati, per crescere nel diventare sempre di più “giovani poveri ma indomabili, con la compassione nel cuore, sempre pronti ad amare, rischiare, inventare, soccorrere …” (dalla Regola del Sermig). Abbiamo imparato che il confronto è vitale e che – il lock down con il suo pullulare di proposte per restare in contatto ce l’ha ricordato- è possibile far pulsare la nostra vita quotidiana a 300 km da Torino allo stesso battito dell’Arsenale. Se l’Arsenale della Pace è il cuore, esiste una fitta rete di vene e di capillari che cerca di diffondere il bene nelle periferie più lontane: è un” Arsenale diffuso”, una rete di giovani, di amici, di gruppi che abitano in città e paesi diversi e che si impegnano- con fatica ma anche soddisfazione- a portare ossigeno lì dove sono. E che, proprio come succede nel nostro corpo, hanno bisogno a loro volta di fare il pieno di ossigeno, di tornare al cuore.

 Annunciandosi con un “Ciao, siamo tornati!” dalla gioia sempre nuova.

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