Se i giovani non vanno al campo, il campo va dai giovani

Anche quest’anno l’Arsenale della Pace ha proposto i campi estivi, ma, a causa di questa pandemia che sembra non avere fine, non tutti abbiamo potuto partecipare. Infatti solo i maggiorenni potevano prendere parte mentre i minorenni purtroppo no e tra i giovani di Mori e dintorni solo una parte aveva questo requisito.

Così, abbiamo accolto l’imprevisto di non poter andare tutti a Torino e abbiamo cercato una soluzione: perché non fare un campo stile Sermig a Mori? L’idea di poter vivere come in Arsenale a casa nostra ha acceso il nostro entusiasmo e abbiamo risposto: Sì!

In Arsenale una parte della giornata è dedicata al servizio mentre l’altra alla riflessione e così abbiamo cercato di strutturare i nostri tre giorni: il mattino, dopo aver letto una pagina della Regola e averla fatta risuonare in noi, lo abbiamo dedicato a conoscere le realtà di bene vicine a noi, a farci conoscere e a lavorare con loro.

È così che venerdì abbiamo conosciuto “Mi Coltivo”, un progetto di agricoltura sociale con protagoniste persone con disabilità e fragilità. È un progetto nato l’anno scorso e che coltiva due appezzamenti di terra a Mori producendo verdura di qualunque tipo e acquistabile direttamente dal campo. Con loro abbiamo raccolto ciò che era pronto, tra cui pomodori San Marzano, ideali per essere trasformati in salsa.

Sabato, invece, abbiamo aiutata Caritas a raccogliere nel magazzino tutti gli scatoloni di alimenti dell’ultima raccolta “Con le mani in pasta” di luglio. Nel pomeriggio ci siamo soffermati sul valore della restituzione, di cosa significa per noi, come ci sentiamo quando facciamo del bene e cosa ci aspettiamo da ciò. Per concludere la serata, dopo aver preso parte alla Santa Messa e aver gustato una pizza tutti insieme (ma a distanza di sicurezza), abbiamo videochiamato Marco, un membro della Fraternità che vive in Brasile da tempo e da poco rientrato in Italia per frequentare l’ultimo anno si seminario. Abbiamo potuto conoscere meglio la realtà dell’Arsenale della Speranza di San Paolo, molto diversa da quella dell’Arsenale della Pace a cui siamo “abituati”.

Domenica, infine, abbiamo conosciuto la realtà di “PassapOrto”, un progetto avviato dal Coordinamento Attività Accoglienza Migranti Mori. Da qualche anno ormai, richiedenti asilo e moriani coltivano insieme l’orto della canonica: un’opportunità per instaurare delle relazioni tra la comunità e i migranti.

Per concludere, infine, ci siamo confrontati con Gianni della Fraternità su quello che abbiamo imparato da questi giorni insieme e cosa vogliamo da questo gruppo ora che ci siamo esposti con la nostra comunità.

Durante le mattinate di sabato e domenica abbiamo inoltre allestito in oratorio un punto di raccolta di materiale scolastico per aiutare l’Arsenale nel soddisfare le numerose richieste di coloro che chiedono aiuto. Nonostante il tempo non molto favorevole in tanti hanno contribuito.

Da questa nuova esperienza, abbiamo imparato tante cose: da Maurizio di “Mi Coltivo” abbiamo imparato a guardare le persona senza gli occhi, ma con il cuore perché ognuno di noi ha tanto da dare agli altri, non importa quali siano i nostri limiti e che le opportunità di fare del bene fatto bene ci sono e sono molto più vicine di quello che pensiamo.

Da Marco abbiamo imparato che i buoni non sono mai stranieri in nessuna parte del mondo e che anche le situazioni che sembrano senza una soluzione in realtà ce l’hanno e possono essere più semplici di quello che crediamo.

Da “PassapOrto” e dalla raccolta di cancelleria abbiamo imparato che il bene fa bene innanzitutto a noi stessi, che facendo del bene diamo un’opportunità anche agli altri di fare del bene e che i piccoli possono fare cose grandi.

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