Siamo tutti migranti

Giornata Mondiale del Migrante,
Mori – 18 gennaio 2015

Per alcuni il migrante è un peso per la società. Il profugo crea solo ostilità e disordine. Il rifugiato è ladro delle terre altrui. Lo straniero porta conflitti religiosi, culturali ed economici. Ma “…la Chiesa allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini, per annunciare a tutti che Dio è Amore(1 Gv 4,8.16), la Chiesa senza frontiere è madre di tutti, diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare. Se vive effettivamente la sua maternità, la comunità cristiana nutre, orienta ed indica la strada, accompagna con pazienza, si fa vicina nella preghiera e nelle opere di misericordia.”. Questo urla al popolo cristiano di tutto il mondo papa Francesco, in occasione della 101° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. La sua voce, da Piazza San Pietro in Vaticano, giunge fino a noi, alla nostra piccola piazza nel comune di Mori (TN), dove decine di bandiere dai colori caldi, sgargianti contro un cielo nuvoloso, sventolano fiere all’unisono, “con al centro un sentimento comune di pace e fratellanza, espresso dalla Bandiera del Sermig, che si eleva alta in mezzo a tutte, a testimoniare, che è possibile!” (Massimo)

L’Arsenale è casa, casa è dove c’è famiglia, la famiglia è dove tutti sono fratelli di tutti. E quel giorno l’Arsenale era proprio da noi, a Mori, dove abbiamo accolto in prima persona i profughi come compagni dello stesso viaggio. “L’accoglienza è la base della serenità comune, accogliere con amore un nostro fratello, significa volergli già bene dal primo sguardo, significa non stringergli solo la mano, ma abbracciarlo con calore. Accenti diversi e calli diversi, insieme per celebrare la santità dell’uguaglianza” (Marina).

“Ho ben impresso nel cuore il clima che si respirava: musica, festa e semplicità, ammirazione gli uni per gli altri. E quella gioia! Quella speranza nelle voci di ognuno, provenienti da tanti Paesi che insieme hanno pronunciato la parola pace: il desiderio che ci accomuna tutti, in qualunque posto noi siamo.” (Aurora).

Si è aperto con musica e balli, quello che oggi vuole essere l’inizio di un nuovo cammino, dove tutti impariamo a sentirci famiglia, a crescere e camminare insieme con spirito di festa: quando uno cade, tutti si fermano per lui, quando la paura congela il corpo dei più deboli, ecco che trovano le braccia dei più forti a cui aggrapparsi, quando qualcuno si sente solo ed inutile, la sua vocazione diventa luce per gli altri.

La diversità non è ostacolo. La diversità è invece occasione di pregare il Signore con differenti modi, lingue ed usanze. Tutto ciò l’abbiamo vissuto alla Santa Messa, dove il banchetto di Dio è stato intrattenuto con balli e canti che hanno portato il Mondo in Chiesa.
“Vedendo in che modo le diverse culture vivono la fede, e come celebrano l’incontro con la Parola, è nato in noi il desiderio di portare la Chiesa nel Mondo.” (Debora).

Una responsabilità grande ma indispensabile per tutti i giovani, che occupano un ruolo principale a favore del cambiamento. “Tanti mi hanno salutato entusiasti perché il gruppo Sermig c’era, felici di vedere giovani partecipi a questa festa, felici di averci con loro.” (Massimo).

Un altro modo per conoscersi meglio è stato cenare assieme in un’unica mensa internazionale, colma di cibi provenienti da tradizioni lontane, brindando all’impegno per un futuro di Pace.

Debora Marchiori e Marina Colpo

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